Natura e cultura

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I neofiti scendono con riluttanza gli scalini che danno accesso al lavoriero, la gabbia in cui vengono intrappolati i pesci. L’acqua torbida segna la profondità sulle magliette. I pescatori li aiutano ad accogliere la rete, che Paolo dipana e porge dalla sponda rialzata. Su pezzu, la rete attraversata agli estremi da fini tronchi di legno e misurata secondo l’antica tradizione con i passi, diventa fra le braccia sospese al busto un velo di raccolta concentrato nell’estremità della V dove termina uno dei segmenti convergenti della camera di cattura. 

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È quasi come se la macchia si aprisse solo al passaggio, e fosse pronta poi a richiudersi, come acqua. Dall’intrico basso e compatto si solleva uno sciame di piccoli uccelli in fuga. Si spargono nel terso cielo autunnale per posarsi e nascondersi all’unisono in un altro punto nel mare di cespugli. Il maestrale, che qui è solito battere furibondo, oggi è solo negli arbusti, obbligati verso l’entroterra come fosse la mascagna in un volto. Poi la coltre si dirada, spunta la vecchia casa di don Efisio carta, la torre spagnola, e il mare luminoso disteso fino all’orizzonte.

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Pur distratto dall’attività di pesca l’airone cinerino conserva la solennità del guardiano di frontiera. Gracile, elegante e austero osserva la canoa superare la sua postazione su roccia ed entrare in laguna. Il passaggio radente non lo disturba. Forse ha interiorizzato la strana figura centaura e la parità d’altezza, traducendole in un’assenza di pericolo, in nobile disinteresse.

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Il branco non si manifesta con il guizzo di un pesce. Anche nell’acqua grigia mossa dal maestrale Giovanni intuisce un movimento, un gorgo. Ferma la barca dove lo stagno di Merceddì tocca le paratoie del ponte. Oltre le feritoie della vecchia struttura battono le onde del mare aperto. “Questo punto è buono”, dice Giovanni. Poi solleva dal fondo della barca, un “ciu” nuovissimo e azzurro, il primo capo delle reti, legato a un galleggiante. La “Margiaga”, crasi di Marica, Gianluca e Gabriele, figli di Giovanni, parte rapida sulla superficie ruvida dello stagno.

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