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    Un workshop per proteggere la Sardegna dai cambiamenti climatici

    Tante esperienze a confronto per rispondere ai cambiamenti climatici in Sardegna. Venerdì 6 dicembre Solarussa, paese dell’oristanese violentemente colpito da un’alluvione nel 2013, ha ospitato il “Workshop di disseminazione” che ha raccolto i rappresentanti di quattro progetti Interreg, il piano finanziato dal Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale transfrontaliero. Una giornata di esposizioni, dibattiti e nuove sinergie dedicate alla creazione di prassi capaci di mettere in sicurezza territori sempre più esposti al violento impatto dei fenomeni atmosferici.

    I cambiamenti climatici sono un “iperoggetto” spiega Andrea Motroni del Dipartimento Meteoclimatico dell’ARPAS, citando il filosofo americano Timothy Morton. “Una entità di una tale dimensione spaziale e temporale da incrinare la nostra stessa idea di cosa un oggetto sia”, dunque. Ma pur in un contesto analitico mutevole e sfuggente qualcosa di certo rimane. La temperatura media è aumentata di almeno 1 C°, anche in Sardegna, e ciò ha esasperato fenomeni come siccità e nubifragi, la loro intensità e la loro frequenza.

    “Fin dal 2016 abbiamo deciso di assimilare il tema del cambiamento climatico nei nostri programmi” afferma Giovanni Satta, ingegnere del Servizio di Sostenibilità Ambientale della Regione Sardegna. È stata recepita cioè l’indicazione della Coop22 di Marrakech, focalizzata sul ruolo determinante che le regioni devono ricoprire nell’implementazione dell’Accordo di Parigi. A questo fine risultano essenziali le politiche di sensibilizzazione, l’accesso ai finanziamenti e le forme avanzate di cooperazione. Linee guida perseguite con decisione che hanno fatto dell’isola un’avanguardia in Italia e nel Mediterraneo.

    Il piano ADAPT di Oristano, parte di un Interreg che coinvolge undici centri in Liguria, Toscana, Corsica e Francia meridionale, ha portato alla nascita di un Piano Urbano di Adattamento che prevede infrastrutture drenanti, modelli di gestione delle infrastrutture verdi e sistemi di monitoraggio dei livelli delle acque. A raccontarne l’articolazione l’assessore all’Ambiente Gianfranco Licheri, il tecnico Gianluigi Matta e Andrea Vallebona di Rete Gais Srl e responsabile della redazione di ADAPT. Quest’ultimo afferma: “L’acqua non è nostra nemica, l’acqua è fonte di vita. Ma le realtà urbane si sono progressivamente allontanate dalla loro capacità di entrare in relazione con l’ambiente. Prima di ogni altra cosa dobbiamo recuperare una consapevolezza della relazione fra uomo e acqua in un ambiente costruito. Esistono molte azioni, non economicamente dispendiose, che possiamo portare avanti per aumentare la resilienza del territorio. L’altro aspetto fondamentale, emerso durante gli interventi di oggi, riguarda la cooperazione. Le soluzioni ai problemi di carattere ecologico non possono mai essere settoriali”.

    Per questo si succedono al microfono le esperienze Interreg di Alghero (ADAPT), Solarussa (Trig eau), della Regione Sardegna (PROTERINA), o della Fondazione MEDSEA, impegnata a costruire, all’interno del progetto Maristanis, un contratto di costa che sappia garantire una gestione integrata delle zone umide del golfo di Oristano. Un processo partecipato e volontario, collettivo, sottoscritto nella dichiarazione di intenti dai comuni di Terralba, Guspini, Arbus, Santa Giusta, Oristano, Arborea, Palmas Arborea, Cabras, Riola Sardo e San Vero Milis. La governance comincia dallo sguardo privilegiato di chi vive i territori e tutti i soggetti, pubblici e privati, sono coinvolti nell’interazione con la complessità e nell’elaborazione di strategie comuni. “Le municipalità che hanno deciso di prender parte al contratto di costa vanno costituendo una comunità pioniera che affronta le criticità di un territorio condiviso per organizzarsi e trovare una soluzione ambiziosa” dice Gianluca Melis, ingegnere ambientale della Fondazione MEDSEA. “Proprio per la sua visione integrata- aggiunge Melis- il contratto costituisce un metodo efficiente di risposta ai cambiamenti climatici. Non esiste altra prassi per un fenomeno tanto rilevante e disteso nel tempo e nello spazio, se non quella dell’ascolto costante delle comunità, e della loro cooperazione”.

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