Le gru di Sal'e Porcus e la meraviglia delle migrazioni

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Scendiamo con cautela, in silenzio, tutti dalla parte del conduttore. Alle spalle una antica casa abbandonata e una pineta. Oltre lo schermo delle automobili un declivio sul quale d’estate poggiavano grandi covoni di grano, come un monumento diffuso. Il verde dell’erba umida è interrotto dai cespugli e dalle raggiere secche di giunco, più numerose con l’approssimarsi alle sponde dello stagno. Il pomeriggio è spazzato dal vento del sud e già viene la sera con il primo grigio nel cielo. Telescopi e binocoli spuntano dai profili delle lamiere.

Sal’e Porcus è un filo d’argento nella prospettiva ridotta. Le gru beccano il terreno mentre il vento fa vibrare rapidissime le piume della coda. Alcune spiccano il volo, scavalcano i fenicotteri chini e quieti sull’acqua per trovare la riva opposta. Nella stagione estiva, sempre più distesa a invadere primavera e autunno, lo stagno è una vasta distesa di terra secca e bianca come calce che attira locali e turisti per fotografie di minuscole figure immerse nello scenario accecante.

Sal’e Porcus, protetto dalla Convenzione di Ramsar dal 1982, è uno stagno temporaneo privo di immissari ed emissari, lontano un chilometro dal mare e per questo caratterizzato da eccezionale concentrazione salina. Il deserto estivo d’argilla viene sostituito d’inverno da una distesa d’acqua che può essere percorsa indossando semplici stivali. La pioggia non riesce a dulcificare lo stagno, troppo esigua per sciogliere i sali depositatisi nel corso dei millenni. Resistono sulle sponde soprattutto le piante alofile, capaci di resistere a condizioni di alta salinità: le salicornie, il giunco, l’altenia.

“La presenza delle gru a Sal’e Porcus è storica, abbiamo diverse testimonianze. Io ho cominciato a osservarle negli anni ’80, ma certo non con i numeri attuali” spiega Gabriele Pinna, ornitologo e delegato della LIPU per la provincia di Oristano, intento a registrare la scena con una videocamera, a controllare costantemente gli esemplari con il telescopio. Da dieci anni a questa parte gli esemplari che in dicembre scelgono le zone umide dell’oristanese oscillano fra le 600 e le 1100 unità. La letteratura su questa splendida specie migratoria riporta due rotte principali, quella che unisce l’Europa del nord, dove nidificano, ai Balcani e all’area orientale del Mediterraneo, e quella che passando in Germania attraversa la Francia per condurre le gru in Spagna. La rotta oristanese è probabilmente una diramazione della prima.

“Sal’e Porcus è il loro dormitorio invernale, al tramonto ne vedremo arrivare delle altre. Si raccoglieranno al centro dello stagno, per ripartire all’alba verso le zone di alimentazione nel territorio circostante. Per trovare cereali, vegetali, lumache e anfibi si spingono fino al Campidano centrale. Quando un gruppo consistente si sposta per mangiare due o tre esemplari rinunciano al pasto e si dispongono ai margini, per far da sentinelle”, racconta Pinna, che continua: “Questa è una delle zone più importanti d’Italia per quanto riguarda la biodiversità. Osserviamo centinaia di specie diverse nei vari periodi dell’anno. Il falco pescatore G22 dal 2001 trascorre qui l’inverno, soprattutto nello stagno di Mistras. Gli inanellatori della Sassonia sono molto felici di questo fatto. Conosciamo anche un fenicottero di 42 anni, e le 35 oche di Cabras che da anni frequentano lo stesso pascolo. La fedeltà è un dato che da solo racconta il valore delle nostre zone umide”.

Le gru, oggi circa 200, erano ancora poche qualche giorno fa. Così si sono aggiunte al gruppo dei fenicotteri, per trovare protezione nel numero. Negli ultimi 300 anni la popolazione delle gru in Europa è andato declinando a causa di drenaggi, caccia e disturbi di varia natura. Non possiamo vederle nei giorni del corteggiamento e della nidificazione, quando balzano, si spalancano impettite e si rincorrono nella danza, con il passo leggero dei ballerini classici. Ma lo spettacolo vive nella consapevolezza degli interminabili spazi legati nel ciclo della vita, e di voli veri o immaginari capaci di restituirci la meraviglia per il tutto in equilibrio, per il piccolo miracolo di quelle buffe piume scompigliate dal vento, che ripartiranno in febbraio.