Passione e cura dell'ambiente: l'azienda Nuvoli ad Arborea

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“Fino a pochi giorni fa il sole picchiava forte attivando i nebulizzatori. Le vacche cominciano a soffrire con 19 gradi, dovevano essercene 26. Decisamente anomalo, per novembre. In mezzo secolo il clima è cambiato davvero tanto”. Luigi Nuvoli osserva con orgoglio le 150 vacche della sua azienda. Molte si rinfrescano sotto i ventilatori, altre ruminano l’impasto di mais ed erbe distribuito lungo le sbarre che delimitano la vasta stalla. Due condividono i benefici della grande spazzola, che sormonta un braccio mobile capace di adattarsi a postura e movimenti delle giovenche da latte. “Ormai hanno imparato. Danno una botta con il fianco per attivarla e poi se ne stanno lì a ripulirsi, a trovare sollievo dagli insetti. Noi lo chiamiamo benessere animale”.

Il padre di Luigi e Salvatore, oggi proprietari dell’azienda, è arrivato ad Arborea da Villanova Monteleone nel 1962. “Un affare fra parroci”: il curato del piccolo paese nell’entroterra algherese comunicò ai Nuvoli l’opportunità rappresentata dai poderi in vendita ad Arborea. Non tutti i coloni veneti, emiliani e toscani avevano deciso di continuare le attività nell’area della bonifica dopo la stagione della mezzadria vissuta durante il fascismo. Assieme alla famiglia, che avrebbe poi contato otto figli, arrivarono cinque vacche. “Non fu facile all’inizio, le differenze culturali esistevano. Ma abbiamo imparato gli uni dagli altri, e oggi siamo tutti sardi, tutti italiani, tutti europei” dice Nuvoli. Nessun trattore allora per arare la terra, ma zappa, buoi ed aratro. Pochi svaghi, una bicicletta, e la stanchezza fisica perenne: “oggi è la mente a stancarsi, non il corpo. Devi essere un professionista per restare a galla. I margini si sono assottigliati molto nel corso dei decenni”.

È la programmazione elaborata di concerto con l’agronomo e il nutrizionista a far sì che il latte prodotto dai Nuvoli sia negli anni costantemente fra i primi nell’isola per quantità (a capo) e qualità. Diciotto ettari per la coltivazione di ciò che diventerà foraggio, le erbe insilate fra autunno e primavera, il mais d’estate. La semina di quest’ultimo viene anticipata a maggio, in modo che gli insetti, che si manifestano fra luglio e agosto, trovino la pianta già dura e matura, e siano costretti a desistere senza che l’utilizzo di agenti chimici diventi necessario. Una tradizione, quella della sostenibilità, per i Nuvoli: sperimentatori insieme all’università di Sassari di metodi per la riduzione dello sfruttamento delle risorse idriche, e fra i primi a installare i pannelli solari. Un esempio di cura e produttività che ha negli anni portato alle visite di molti desiderosi di apprendere. Perfino dal Giappone, racconta Luigi mentre illustra i luoghi del lavoro quotidiano accompagnato da Zeus, fedele pastore tedesco a guardia dei due ettari dove sorgono casa e azienda.

“Devi cambiare costantemente, stare al passo con i tempi. Per questo leggo molto, e non manco mai a un’assemblea della Cooperativa produttori. C’è sempre qualcosa da imparare, un elemento interessante. Fra qualche giorno prenderemo parte a un convegno che tratterà i problemi della successione”, annuncia Luigi, nonostante la tradizione familiare sia destinata ad estinguersi. Sia lui che il fratello Salvatore hanno avuto in dono solo figlie femmine.

“A che scopo, a che scopo?” si chiede pensando all’incendio doloso che in ottobre ha distrutto la splendida pineta di Arborea. “Eravamo tutti pronti a intervenire con le autobotti, potevamo spegnere un vulcano in eruzione. Ma la situazione era così difficile che avremmo messo a rischio le nostre stesse vite. Le zone umide sono un patrimonio importantissimo, sono parte della nostra identità. Da piccolo ci andavo a giocare, oggi le attraverso con gli amici, quando ci alleniamo per la maratona. Abbiamo perso tutti, tutti”.