Cooperativa Produttori Arborea, la ricerca quotidiana della sostenibilità

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“La riforma agraria di Segni arrivò con un po’ di ritardo qui ad Arborea. La Società Bonifiche Sarde non voleva cedere le terre che nel periodo fascista le avevano permesso di essere celebrata come una delle più produttive di tutta la nazione. La redistribuzione non poteva riguardare tale eccellenza. I mezzadri insorsero, ci fu qualche tumulto. I ministri della nuova repubblica venivano in visita per placare glia animi. Fu la regione Sardegna infine ad acquistare le azioni della SBS, garantendo il riscatto ai mezzadri. Cinquanta rate semestrali. Nasceva l’esigenza di tenere insieme domanda e offerta, di evitare la frammentazione. Così il primo gennaio 1955 nacque la Cooperativa Produttori Arborea. Fra i primi tredici firmatari mio nonno e mio omonimo, Giovanni Sardo”.

La cooperativa vive oggi nel grande edificio costruito a pochi passi dalla Strada 14 Ovest, una delle grandi arterie nello scacchiere della bonifica. I soci sono ormai oltre 250, e cento di questi provengono da tutto il territorio regionale. Un allargamento della collettività produttiva, questo, voluto da Giovanni Sardo, convinto che il campanilismo non sia utile nelle dinamiche del mondo contemporaneo. Allevatori e agricoltori beneficiano di una lunga lista di servizi: un magazzino con diecimila articoli, consulenza fiscale e tecnica. “Non abbandoniamo nessuno che si trovi in difficoltà. La mutualità è un principio fondativo della cooperativa”, afferma il presidente Sardo.

“L’agricoltura del futuro non può non pensare all’ambiente. Dispiace essere percepiti spesso come cinici sfruttatori delle risorse naturali. Siamo i primi in realtà a volere che l’ecosistema che garantisce la nostra ricchezza sia preservato. Poggiamo su terreni sabbiosi voraci d’acqua, e i cambiamenti climatici da vent’anni ormai condizionano la produzione. Si passa dall’inverno all’estate con stagioni intermedie brevissime. Abbiamo paura di alluvioni e siccità, per questo cerchiamo di prepararci al futuro”, spiega Sardo.

L’uso delle risorse idriche è stato ridotto soprattutto nel comparto orticolo, grazie all’aspersione e all’irrigazione a goccia. Oltre al risparmio d’energia queste permettono alle piante d’ammalarsi con meno frequenza, determinando un netto calo dell’utilizzo di fitofarmaci. Da nove anni Arborea è registrata come zona vulnerabile ai nitrati. “Abbiamo molti nitrati in un territorio limitato. Nei primi anni i risultati di una più attenta gestione del refluo ci ha fatto sperare in un successo. Poi abbiamo assistito a una inversione di tendenza. È evidente che qualcuno non rispetta i limiti imposti dal piano di utilizzazione agronomica, per questo stiamo lavorando insieme alla 3° per un protocollo che vincoli tutti”, annuncia il presidente.

Non solo norme etiche, ma un concreto sistema di monitoraggio che la cooperativa sta elaborando grazie al supporto di Maristanis e la collaborazione con l’Università di Sassari e una software house cagliaritana. “Grazie alle immagini satellitari concesse dall’Agenzia Spaziale Europea vogliamo creare un metodo di rilevazione che sappia indicare con precisione la quantità d’acqua, l’umidità e la biomassa presente nei soprassuoli. Una tecnologia a infrarossi incrociata con lo studio a terra. Uno degli scopi principali è quello di ridurre al minimo lo sfruttamento delle risorse idriche” spiega Lino Tammaro, agronomo della cooperativa. La cartografia di tutte le aziende affiliate diventerà anche un fascicolo nel quale i soci dovranno inserire tutte le operazioni effettuate: lavorazione, concimazione, smaltimento del refluo, trattamenti antiparassitari. Un registro di stalla, un quaderno di campagna che migliori efficienza e sostenibilità.

Sono diverse le iniziative rivolte alla sostenibilità portate avanti dalla cooperativa, che il progetto Maristanis sostiene nelle sperimentazioni che riguardano i metodi di abbattimento dell’uso di antiparassitari chimici utilizzati nei pressi delle zone umide. Presto verrà condotta un’analisi comparata su due gruppi di dieci vitelli ciascuno, dei quali solo uno nutrito con spirulina, un cianobatterio che può migliorare la salute degli animali e garantire ai consumatori un prodotto più sano. O il progetto PRISMA, che vorrebbe usare gli scarti della macellazione per ottenere, grazie a colonie di lombrichi, una torba sintetica che sia utile come ammendante o concime. Ma anche, grazie a uno studio condotto ancora una volta con l’Università di Sassari, di eliminare i prodotti di sintesi dalla concimazione dei pascoli dell’isola. “Non- afferma Tammaro- perché sia parte di una lotta biologica, ma per offrire un prodotto sostenibile all’interno del progetto di vendita ‘nato e allevato’ in Sardegna. Non pensiamo a prodotti biologici, ma un basso impatto sull’ambiente che ospita da tanti anni la cooperativa, e che dobbiamo preservare in condizioni futuri che si annunciano difficili”.