l Contratto di Costa, Maristanis celebra i primi passi di un accordo collettivo per la gestione integrata delle zone umide

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Un accordo per fare dei territori che cingono il golfo di Oristano un modello di gestione collettiva delle zone umide. A conclusione del Coast Day 2019, nello splendido scenario del Giardino del Museo di S. Vero Milis, i sindaci dei comuni coinvolti nel progetto Maristanis, Terralba, Guspini, Arbus, Santa Giusta, Oristano, Arborea, Palmas Arborea, Cabras, Riola Sardo e San Vero Milis hanno firmato la dichiarazione di intenti preliminare all’avvio del processo che porterà alla stipula del Contratto di Costa.

Il Contratto di Costa è un processo partecipato e volontario attraverso il quale si vogliono mettere in comunicazione, partendo dallo sguardo privilegiato di chi vive i territori, tutti gli enti preposti alla protezione e allo sviluppo delle risorse ambientali. Spiega Piera Pala, avvocato ambientale della Fondazione MEDSEA: “Il contratto è uno strumento giuridico che consente di superare la frammentazione delle competenze attraverso la co-gestione della risorsa rappresentata dalle zone umide costiere. Tutti i soggetti, pubblici e privati, sono coinvolti, con una conseguente ridistribuzione delle responsabilità nella gestione territoriale. Ma è anche un metodo che serve alle popolazioni per interagire con la complessità, fatto di strategie comuni e interventi chiari, capaci di preservare la specificità delle singole municipalità nel contesto integrato”.

Il processo prenderà forma concreta con la nascita dell’Assemblea di Costa, organo della partecipazione pubblica estesa all’intero territorio interessato, alla quale potranno partecipare tutti i rappresentanti, o loro delegati, di organizzazioni pubbliche o private, nonché i singoli cittadini. Un processo decisionale democratico e capace, afferma Gianluca Melis, ingegnere ambientale della fondazione MEDSEA, “di superare la dispersione delle competenze, problema importantissimo se si pensa alla complessità e all’orizzonte temporale dei mutamenti legati al cambio climatico, ai quali il contratto può rispondere con efficienza. Obiettivi di medio e lungo termine potranno essere affrontati con un’equa distribuzione dei pesi di gestione, e l’implementazione e i risultati della strategia verranno costantemente monitorati”.

Silvia Doneddu, sociologa MEDSEA che ha seguito per un anno e mezzo il lungo processo partecipativo che ha condotto alla firma, sottolinea come il Contratto di Costa renderà i sindaci protagonisti nei due momenti fondamentali della gestione integrata, “Da un lato la partecipazione a una dinamica di valutazione e discussione sulle necessità dei luoghi e delle comunità, in funzione di strumenti integrati e condivisi per la gestione sostenibile delle aree umide. Dall’altro la co-progettazione di azioni e di attività che Maristanis ha avviato in collaborazione con soggetti pubblici e privati per supportare una visione territoriale caratterizzata da un approccio diretto alla sostenibilità economico-ecologica e alla valorizzazione delle conoscenze locali. Trovo che l'intreccio sia la metafora più appropriata per descrivere e raccontare questa relazione che è nata e cresce in Maristanis”, conclude Doneddu, facendo riferimento all’inaugurazione, avvenuta poche ore prima, della prima casa Ramsar in Sardegna, dedicata a S. Vero Milis all’antica arte di intrecciare in ceste, nasse e fuscelle le piante palustri. Il “Museo dell’intreccio” è un esempio di come una tradizione millenaria in declino possa essere rilanciata coinvolgendo la popolazione e le istituzioni locali in un sistema organico di resilienza sociale che preservi lavoro e identità mentre ripristina un ecosistema importantissimo nella funzione di contrasto ai cambiamenti climatici.

“Il Contratto di Costa costituisce senza dubbio un passaggio molto importante nel Progetto Maristanis. Siamo riusciti ad avviare il percorso che porterà tutti i soggetti direttamente responsabili dei territori istituzionalmente tutelati nel golfo di Oristano, le Zone di Protezione Speciale, i Siti di Interesse Comunitario e i siti Ramsar, ad esprimersi e agire secondo strategie e prassi condivise”, afferma il presidente della Fondazione MEDSEA Alessio Satta, che aggiunge: “Abbiamo bisogno di soluzioni che vengano dal basso, che partendo dalla sensibilità delle popolazioni si articolino in una dialettica capace di coinvolgere tutti i livelli amministrativi. Solo così, insieme, saremo capaci di rispondere con lucidità e chiarezza alle sfide che la contemporaneità pone all’ambiente”.