Arborea, un questionario per riscoprire il valore delle zone umide

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“Un uccello, uno scarabeo o una farfalla meritano la stessa fervida attenzione di un quadro di Tiziano o del Tintoretto, ma noi abbiamo dimenticato come guardare”. Quella del celebre antropologo Claude Lévi-Strauss è solo una fra le tante riflessioni dedicate nel corso dei millenni al rapporto fra esseri umani e natura. Ispirati da antichi pregiudizi, dottrine religiose o scienza, curiosità e studio si sono sempre riversati sulle misteriose sfaccettature della relazione che lega il ruolo uomo nella biosfera.

Negli ultimi venti anni, il crescente interesse per le questioni ambientali è nato dalla consapevolezza che la perdita di biodiversità mette in pericolo il funzionamento degli ecosistemi. L’uomo è la principale causa di questo costante processo di deterioramento. Inquinamento, deforestazione, introduzione di specie aliene invasive: abbiamo quotidianamente davanti agli occhi lo spettacolo dei ghiacciai che si sciolgono, delle foreste che bruciano cambiando forse irreversibilmente la nostra casa comune. Uno dei modi per osservare da vicino il mutamento degli equilibri ambientali, nei grandi come nei piccoli scenari, è l’analisi dei servizi ecosistemici, i benefici forniti dall’ambiente al genere umano: la fornitura di cibo e materie prime, la regolazione del ciclo dell’acqua e del clima, la prevenzione dell’erosione costiera. E i servizi culturali, infine: l'arricchimento spirituale, la ricreazione e le esperienze che influenzano i valori delle società in cui si vive.

Una delle attività del progetto MARISTANIS è legata all’identificazione e valorizzazione dei servizi ecosistemici. La Fondazione MEDSEA condurrà in questi mesi un’indagine per analizzare le preferenze dei cittadini sui servizi culturali forniti dalla Laguna di S’Ena Arrubia ad Arborea.

“Da diversi decenni queste metodologie permettono di associare un valore economico ai beni privi di mercato, come i beni ambientali”, spiega Vania Statzu, economista ambientale e coordinatrice del Progetto TESSA nell’ambito del Progetto MARISTANIS. “Sono diventate famose nel 1989, quando il governo statunitense chiede ad un gruppo di premi Nobel di calcolare il danno economico creato dalla petroliera Exxon Valdes alle coste dell’Alaska. Il governo statunitense non voleva solamente conoscere il valore del pescato perso o dei turisti mancati, voleva capire qual era il valore intrinseco di questo bene. Lo scopo era chiedere un risarcimento che tenesse in considerazione anche il valore di esistenza del bene ambientale perso. Da allora, negli Stati Uniti, queste metodologie sono obbligatorie nelle Analisi Costi-Benefici all’interno dei procedimenti di Valutazione di Impatto Ambientale”.

S’Ena Arrubia è stata scelta come sito pilota per l’applicazione della metodologia di analisi TESSA, elaborata da BirdLife International per fornire una guida pratica su come valutare e monitorare i servizi ecosistemici a scala di sito. BirdLife International è organizzazione non governativa impegnata nella protezione e conservazione della natura, delle specie di uccelli e nella restaurazione e preservazione dei loro habitat. Da tempo la ONG collabora con MEDSEA in diverse attività legate al progetto MARISTANIS. Per attribuire un valore ai caratteri distintivi dei servizi culturali di S’Ena Arrubia è stato elaborato un questionario che sarà proposto ai cittadini di Arborea. Lo scopo è valutare il senso di appartenenza al luogo, l’eredità culturale che il bene ambientale produce nella comunità, l’apprezzamento della bellezza del paesaggio, il miglioramento della salute mentale di cui i cittadini possono usufruire se rispettano la laguna.

Con il questionario la popolazione avrà l’opportunità di aiutare il progetto MARISTANIS a descrivere e determinare il valore di S’Ena Arrubia, riannodare i fili che legano le zone umide non solo all’interazione già esistente, ma a un consapevole rapporto con esse. “In Italia queste metodologie sono poco utilizzate. Spesso ci viene sottolineato che non è etico dare un prezzo all’ambiente. Possiamo anche essere d’accordo”, continua la vice presidente MEDSEA Statzu. “Ma fin quando esisterà un prezzo per la distruzione, dobbiamo necessariamente avere anche

un prezzo per la conservazione, per la tutela del bello. Qualche mese fa un governo africano ha venduto per 8mila euro un elefantino ad un cacciatore. Sarebbero bastati 10mila euro per salvargli la vita, per proteggere un animale che ha una funzione nell’ecosistema e popola le tradizioni, l’arte, i sogni della cultura africana. Così è per i nostri fenicotteri, i nostri pesci, il nostro giunco. Insieme possiamo dimostrare che preservare gli ambienti naturali è un ottimo investimento, per la nostra economia, per il nostro benessere interiore”.