Il Maestrale e la lavanda: a Riola Sardo la magia di Elvio

Previous Next

“Il mare è solo a tre chilometri da qui, e il maestrale quando soffia porta tutto ciò che serve alle piante, porta il mare” spiega Elvio Sulas, seduto sullo scranno all’ombra di un ulivo. A pochi passi la guest house, una costruzione aperta di sassi e legno ricoperta d’edera dove i visitatori trovano riparo dalla canicola, bevono un bicchiere di vino, aspettano di poter assaggiare le angurie che galleggiano nell’antica vasca di pietra. Mentre parla Elvio osserva incessantemente l’alveare della raccolta: gli amici che con la piccola falce spogliano i cespi di lavanda, le pose dei turisti sul pozzo immerso nei toni cangianti del viola, bambini e damigelle che si contendono per altri scatti l’altalena appesa al grande ulivo, all’ombra del quale riposano i fasci di lavanda.

La festa è un momento delicato della coltivazione. Fra due ore al massimo Elvio caricherà il raccolto sul furgone affinché i fiori ancora freschi possano essere processati immediatamente nell’impianto di distillazione di Silanus. I fiori vengono pressati in un contenitore d’acciaio. Il vapore a novanta gradi s’impregna di lavanda, scorre raffreddandosi fino a un altro contenitore, dove si distingue in olio e idrolato, acqua profumata che diventerà un tonico rinfrescante. L’olio viene spillato in piccole bottiglie da 10 ml, o conservato perché un’altra azienda possa trasformarlo in sapone. I fiori essiccati sono utilizzati invece per i sacchetti di lino, utili per riempire gli armadi d’essenza e scacciare le tarme, secondo l’uso antico. Il prodotto, integralmente biologico, vive grazie a una antica benedizione:

“Negli anni ’60 coltivavamo il grano Cappelli. Questa terra ci dava 45 quintali per ettaro, una resa eccezionale se si pensa che 28 quintali, in ciò che è stato l’antico granaio romano del Sinis, costituivano già un raccolto fortunato” racconta Elvio. Per quattro giorni, da sabato 6 a martedì 9 luglio, i campi di lavanda del signor Sulis sono aperti a tutti. Sulla strada che porta a Riola sardo i volontari in pettorina guidano le automobili nei parcheggi, indicano in grande cancello d’ingresso. I visitatori vanno e vengono, a volte tornano indietro per un ultimo scatto, per immergersi ancora nell’effluvio penetrante della lavanda. Durante l’anno, in silenzio avviene invece la cura quotidiana. “Devo vedere le piante tutti i giorni, accudirle, proteggerle dalle erbe infestanti. Il rapporto con l’uomo è fondamentale per la crescita”. Le nuove nate hanno appena un mese, le più mature quindici anni. Potrebbero vivere per altri dieci.

Il raccolto è marketing e rito collettivo, un coro di uomini e donne che viene dalla memoria e cerca di riappropriarsi del futuro. “A volte mi dicono che sono pazzo. Ma ormai sono dieci anni che propongo questa festa di comunità fondata sulla tradizione. Mi pare stia funzionando” dice Elvio. Amici e colleghi sono chini sui filari, fra un taglio e l’altro parlano fra loro, parlano ai turisti. Il signor Tullio, ottanta anni pieni di forza, lega con lo spago un nuovo mazzo, si presta alle fotografie, segue con attenzione l’operato del nipote Alessandro, otto anni, alla sua seconda raccolta: “Mi piace tagliarla, mi piace l’odore” dice serioso ed essenziale il piccolo. “La Sardegna non è soltanto mare. Sono venuta con la mia famiglia da S. Teresa di Gallura per vedere le tombe dei Giganti e la lavanda di Elvio, unica nell’isola”, spiega Anna da Mantova. “Come non essere affascinati da tanta bellezza? Per me è il terzo anno, ormai faccio parte della famiglia”, dice mentre imprime il viola sulla tela Valeria Cau, giovane pittrice seduta sotto un ombrellino ai margini del campo, studio dove nascono le sue impressioni, poi distese sull’erba per la vendita.

All’entrata del campo amiche e colleghe di Elvio legano uno spago intorno a piccoli mazzi di lavanda. Sul banco l’olio, biscotti, saponi, acqua profumata, marmellata e i fusi intrecciati da Antonella con i nastri di raso per la biancheria negli armadi, come si faceva un tempo. “Quindici anni fa, quando abbiamo cominciato, era tutto più scarno” racconta. “Oggi francesi, russi e olandesi in vacanza vengono da tutti gli angoli dell’isola per partecipare al raccolto, al sogno di Elvio”.