Pescatori per un giorno

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I neofiti scendono con riluttanza gli scalini che danno accesso al lavoriero, la gabbia in cui vengono intrappolati i pesci. L’acqua torbida segna la profondità sulle magliette. I pescatori li aiutano ad accogliere la rete, che Paolo dipana e porge dalla sponda rialzata. Su pezzu, la rete attraversata agli estremi da fini tronchi di legno e misurata secondo l’antica tradizione con i passi, diventa fra le braccia sospese al busto un velo di raccolta concentrato nell’estremità della V dove termina uno dei segmenti convergenti della camera di cattura. Seguendo le indicazioni gli apprendisti si dispongono sui due lati e al centro, svolgendo su pezzu in una larga mano reticolata che all’incedere della squadra, diffusa ad intervalli regolari, rastrella e trascina i pesci. A un palmo dalle loro teste un’altra rete protegge il novellame della peschiera Sa Mardini di Cabras dall’incursione dei cormorani.

La densità aumenta progressivamente durante la lenta processione nel lavoriero, e alcuni prigionieri, i più scaltri o timorosi, già prendono a guizzare rimbalzando sulle pareti della rete. Qualcuno riesce a superarle in uno slancio che sfiora il capo dei pescatori. Superato il vertice l’acqua prende a incresparsi e poi impazzire in schiuma per gli schiaffi delle pinne, furiose per la repentina riduzione dello spazio. I muggini più imponenti spiccano salti poderosi e i pescatori offrono il profilo per evitare lo schianto. Il novellame sfuggito alla rete sguscia dalle grate che mettono in comunicazione i segmenti del lavoriero. Fra le mani dei pescatori, ora di nuovo raccolti in un piccolo cerchio, su pezzu è ridotto una sacca dove giacciono arrese le prede: muggini, orate, spigole e sogliole in una massa bianca e nera dove riverbera la luce.

“Quando si muovono dallo stagno verso il mare apriamo su sproni, una specie di imbuto in cui i pesci entrano senza poter più uscire. Non li teniamo per più di una settimana, il rischio è che perdano peso. Preleviamo secondo le richieste del mercato, giorno per giorno. Hai visto molti pesci piccoli in su pezzu. Ma quella di oggi è stata una pesca dimostrativa. Il limite minimo è di quattro pezzi per un chilo”, spiega Paolo Sanna, uno dei pescatori del Consorzio Pontis resisi disponibili per l’iniziativa “Pescatori per un giorno”, voluta da FLAG Pescando e organizzata dalla società cooperativa Alea Ricerca & Ambiente.

“Pescatori per un giorno rientra in una serie di iniziative che abbiamo chiamato ‘Scoprendo’, volte a diffondere la cultura del mare e delle lagune e ad avvicinare il territorio, e soprattutto giovani e giovanissimi delle scuole, al mondo della pesca” racconta ai partecipanti ancora inzuppati Alessandro Murana, presidente del FLAG. “Toccare con mano il mestiere non significa soltanto scoprire una tecnica, ma anche avere accesso alla cultura alimentare del pesce e comprendere le importanti difficoltà vissute dal settore e nello specifico dal Consorzio Pontis, composto da undici cooperative e 156 pescatori. È necessario ampliare le attività, alla cattura deve seguire una diversificazione dei prodotti nel mercato”, conclude Murana.

Non solo i cormorani migranti, che cambiando rotte e luoghi di nidificazione si sono aggiunti a quelli stanziali costituendo intorno allo stagno di Cabras colonie di oltre 13.000 esemplari. Il cambiamento climatico ha alterato l’intensità delle piogge e di conseguenza il grado di salinità del compendio. Alcune specie ittiche sono completamente sparite. L’eccesso di salinità ha non solo stroncato la crescita delle alghe fondamentali per la mangianza del pesce, ma ha anche permesso la proliferazione di “sa groga”, il ficopomatus enigmaticus, una concrezione calcarea formata dall’accumularsi delle strutture esterne larvali, che solidificandosi cambiano la composizione del fondo e impediscono il naturale flusso delle acque. Negli ultimi anni, e se ne ignorano le cause, i pescatori lamentano un repentino aumento della quantità di meduse, nefaste per l’efficacia delle reti.

“La mia ricerca si concentra sul rapporto esistente fra gli ecosistemi costiero-lagunari e la cultura locale. È stata un’esperienza bellissima sentire la vicinanza al settore della pesca di Cabras” racconta David Cabana, giovane ricercatore spagnolo dell’ IMC (International Marine Center) di Torregrande. “Io mi occupo di mare invece”, aggiunge Daniele Grech, toscano, anche lui biologo dell’IMC. “Ma la laguna è un affascinate luogo di transizione. Mi appassiona sapere di più, conoscere le tradizioni. Reggere la rete è davvero una bella esperienza”.

La giornata è cominciata a Cabras, con una visita alla pescheria del consorzio, non lontano da Su Scaiu, il piccolo molo dal quale partono le quotidianamente le imbarcazioni per la pesca vagantiva. Dietro il banco i pescatori hanno descritto la caratteristiche e proprietà del pescato. Dall’ormeggio poi è stato raccontato lo stagno come sistema naturale, e come immemore luogo per l’economia e la cultura. “Nelle iniziative organizzate per le scuole abbiamo potuto ammirare la destrezza delle mani nell’afferrare gli esemplari di grossa taglia. È fondamentale passare alle nuove generazioni il sapere di una tecnica antichissima, la consapevolezza ecologica e alimentare. Anche per me è stato emozionante stare lì in mezzo. Per fortuna oggi li abbiamo liberati, ma nelle poche occasioni in cui mangio pesce è sempre e solo locale” dice Laura Bassu, naturalista incaricata dell’organizzazione delle attività educative di Alea.

Gli iniziati si spostano poi qualche chilometro più in là, nella vecchia Peschiera Mar ‘e Pontis. Dal terrazzo di uno degli edifici del vecchio villaggio dei pescatori Walter Piras di Alea attraversa in un racconto la storia secolare dello stagno: l’epoca giudicale, il periodo spagnolo, la proprietà genovese, il breve passaggio sabaudo e l’acquisto nel 1851 della famiglia Carta, il sistema verticistico, lo sfruttamento feudale dei pescatori, impegnati nelle costruzioni sottostanti nel lavoro diurno, addormentati su un giaciglio di frasche nel molo alla notte, fra un turno di guardia e il successivo. Poi le rivendicazioni sindacali negli anni ’50 e’70, l’acquisto da parte della Regione Sardegna negli anni ’80, la nascita del Consorzio, gli stenti e l’orgoglio del presente. In lontananza la canicola sfuoca Cabras in un miraggio, accende le macchie verdi e paglierine, il dedalo scuro dello stagno intorno alla peschiera