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Nel pomeriggio inoltrato sul muro di ogni casa di Riola Sardo poggia un ramo di alloro. Il verde scuro delle foglie sui pastelli opachi dove manca il sole, o le ombre che si agitano alla brezza se la luce arriva intensa e obliqua. Tre giorni prima il comitato della festa di S. Anna ha tagliato i rami dalle rigogliose siepi di Milis, ricambiando i coltivatori con abbondanti ceste di pesce. L’alloro viene caricato su carrelli e trattori, soprattutto dai giovani, e poi distribuito per le vie del paese, vestito da piccola Gerusalemme.

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“Il mare è solo a tre chilometri da qui, e il maestrale quando soffia porta tutto ciò che serve alle piante, porta il mare” spiega Elvio Sulas, seduto sullo scranno all’ombra di un ulivo. A pochi passi la guest house, una costruzione aperta di sassi e legno ricoperta d’edera dove i visitatori trovano riparo dalla canicola, bevono un bicchiere di vino, aspettano di poter assaggiare le angurie che galleggiano nell’antica vasca di pietra.

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FabFabio e Davide srotolano il panno di lana sul pontile, venti metri di bianco panna incorniciati su un profilo da una sottilissima fettuccia azzurra. Qui gli operai del comune di Terralba praticano un foro con il cacciavite, a intervalli regolari di un metro e mezzo. Un segmento di sagola viene fatto passare negli occhielli e poi annodato

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I neofiti scendono con riluttanza gli scalini che danno accesso al lavoriero, la gabbia in cui vengono intrappolati i pesci. L’acqua torbida segna la profondità sulle magliette. I pescatori li aiutano ad accogliere la rete, che Paolo dipana e porge dalla sponda rialzata.