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    Lo spesso manuale è aperto sulla pagina delle confetture. Segni e linee interrogano la ricetta, sono la prima forma di un processo di adattamento, di riformulazione. “Mi prendevano in giro all’inizio, quando ho piantato gli albicocchi in mezzo ai calcinacci del cantiere. Dopo due anni già grondavano di frutti. Scherzando dico sempre che è per via del pollaio di zia Maria, copriva quest’area del giardino prima che tutto cambiasse”, racconta Daniela Meloni. 

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    Il drone prende a ronzare, si stacca da terra spargendo polvere e piccoli sassi. Esita qualche istante, come a soppesare lo stato di volo, poi schizza verso l’alto, per diventare un’intuizione bianca nel cielo azzurro. Dall’alto vede il mare poggiato sul golfo di Oristano, i campi gialli, verdi e ocra di maggio, i mezzi agricoli che si muovono lenti lungo i tratturi e il rettangolo di giovane granturco sottostante. La piccola macchia ronzante assesta la posizione.

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    “Ci sono arrivate una marea di cancellazioni. Un cliente francese, che di solito viene a giugno, mi ha scritto ieri sul telefono, mortificato per non aver potuto confermare. Non è semplice, questa è la nostra unica attività”, racconta Rosalba del B&B Torremana agli altri albergatori che partecipano online alla riunione del club “Friends of Maristanis”, l’avanguardia degli operatori che negli undici comuni coinvolti nel progetto ha deciso di raccogliersi intorno all’idea del turismo sostenibile.

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    “Le piante sono esauste, hanno dovuto affrontare mesi molto difficili”, racconta Monica Secci, agronoma di “Sa Marigosa”, mentre attraversa uno dei campi di carciofi della grande azienda agricola, distesa a macchia di leopardo fra la Penisola del Sinis e lo stagno di Cabras. Le foglie sono attraversate dal giallo paglierino, che sugli orli diventa grigio riarso. I pochi carciofi rimasti sono di piccole dimensioni, aperti e come corrosi di ruggine dal sole.

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