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L’atelier di Marco Pili è un bianco parallelepipedo disteso nella silenziosa periferia di Nurachi. Tre segmenti di semplice tenda verde precludono alla strada il primo ambiente, dove le tele giacciono a decine poggiate sul muro e i totem dedicati a is launeddas sono raccolti come persone in attesa del bus. Su un arco di ferro bruno pendono delle campane che suonano se toccate dal vento. Fra questa sezione e l’identica e successiva due ampie vetrate racchiudono uno spazio di ghiaia scoperto che ospita macchie secche di colore e un cactus.

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Il piccolo fuoristrada si inoltra nel tratturo che accompagna le sponde della laguna di Mistras. Passano i canneti, le salicornie, sfilano gli alberi in un rettilineo ombroso. Poi il passaggio si spalanca nello specchio d’acqua appena sfocato dal maestrale. La moltitudine rosa dei fenicotteri contribuisce a puntellare l’illusione di immobilità. La posta viene interrotta dal passaggio del falco pescatore, che attraversa l’azzurro freddo di gennaio superando il primo e il secondo posatoio.

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È una Sardegna virtuosa quella che emerge dall’Ecoforum organizzato da Legambiente Sardegna sull’economia circolare. Due nutrite tavole rotonde si sono alternate giovedì 12 dicembre nell’aula magna dell’Istituto “Michele Giua” a Cagliari per raccontare lo stato dell’arte nella complessa gestione dei rifiuti e le eccellenze spontanee del territorio in fatto di economia circolare.

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Scendiamo con cautela, in silenzio, tutti dalla parte del conduttore. Alle spalle una antica casa abbandonata e una pineta. Oltre lo schermo delle automobili un declivio sul quale d’estate poggiavano grandi covoni di grano, come un monumento diffuso. Il verde dell’erba umida è interrotto dai cespugli e dalle raggiere secche di giunco, più numerose con l’approssimarsi alle sponde dello stagno.

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“Una giornata davvero creativa, non sapevo che le zone umide nascondessero così tante sorprese. E anche le altre attività sono molto interessanti”. Nel laboratorio di scienze gli alunni delle medie sciamano da un’esperienza all’altra. Alcuni ascoltano il ciclo biologico dell’artemia salina, immaginando gli stati evolutivi dell’invisibile crostaceo nel catino.

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“Siamo sempre stati all’avanguardia nel fare economia d’acqua, per necessità. Lavoriamo su terreni sabbiosi, estremamente permeabili e da tempo ormai utilizziamo le manichette gocciolanti. Manca ogni sorta di infrastruttura. Ancora lavoriamo con i pozzi, perché l’acqua di irrigazione del consorzio di bonifica non arriva fino a noi.

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“È cominciato tutto nel 1929 con i miei nonni, un impiegato del comune di Venezia e una casalinga arrivati alla stazione di Marrubiu, dove gli affidarono un carretto, due buoi, due mucche, due maiali e qualche gallina. Erano sostanzialmente dei deportati, figli della grande crisi del ’29. Si stabilirono qui, in questa casa. Al piano di sopra viveva il fattore. Sotto due famiglie di coloni. Non sapevano nulla di agricoltura e mezzadria”.

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