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Un club che coinvolga tutti gli attori economici affacciati sulle “terre d’acqua” dell’oristanese in un percorso comune di continuo miglioramento della sostenibilità ambientale. Nasce “Friends of Maristanis”, il volto privato del progetto dedicato alla tutela e allo sviluppo ecosostenibile delle zone umide che circondano il patrimonio naturalistico dei sei siti Ramsar del golfo di Oristano.

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“Ci stiamo divertendo molto, e poi è bello pensare di fare qualcosa per le zone umide, così ricche di specie. Io abito vicino a Marceddì, e vedo spesso i fenicotteri. Poi basta salire in barca e a Capo Frasca puoi incontrare i delfini”. Davide procede assorto lungo la breve striscia di sabbia e polvere di conchiglie che separa le acque dello stagno di Santa Giusta dall’eucalipteto.

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Il canneto è d’oro nella prima luce del mattino. Intorno resiste ancora, effimero, il grigio metallico dell’alba. Una pozza d’acqua circonda l’esile tronco di un giovane albero, là dove la piccola massicciata si solleva per diventare il sentiero, separato nei solchi del camminamento da una lunga striscia d’erba. Uno stormo di pavoncelle passa fluttuando nelle sue morbide esitazioni. 

La bellezza delle terre d’acqua in uno scatto: in occasione della giornata mondiale delle zone umide 2020, la Fondazione MEDSEA promuove l’estemporanea di fotografia “24 ore per raccontare la biodiversità dei 6 siti Ramsar del golfo di Oristano”.

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L’atelier di Marco Pili è un bianco parallelepipedo disteso nella silenziosa periferia di Nurachi. Tre segmenti di semplice tenda verde precludono alla strada il primo ambiente, dove le tele giacciono a decine poggiate sul muro e i totem dedicati a is launeddas sono raccolti come persone in attesa del bus. Su un arco di ferro bruno pendono delle campane che suonano se toccate dal vento. Fra questa sezione e l’identica e successiva due ampie vetrate racchiudono uno spazio di ghiaia scoperto che ospita macchie secche di colore e un cactus.

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Il piccolo fuoristrada si inoltra nel tratturo che accompagna le sponde della laguna di Mistras. Passano i canneti, le salicornie, sfilano gli alberi in un rettilineo ombroso. Poi il passaggio si spalanca nello specchio d’acqua appena sfocato dal maestrale. La moltitudine rosa dei fenicotteri contribuisce a puntellare l’illusione di immobilità. La posta viene interrotta dal passaggio del falco pescatore, che attraversa l’azzurro freddo di gennaio superando il primo e il secondo posatoio.

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È una Sardegna virtuosa quella che emerge dall’Ecoforum organizzato da Legambiente Sardegna sull’economia circolare. Due nutrite tavole rotonde si sono alternate giovedì 12 dicembre nell’aula magna dell’Istituto “Michele Giua” a Cagliari per raccontare lo stato dell’arte nella complessa gestione dei rifiuti e le eccellenze spontanee del territorio in fatto di economia circolare.

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Scendiamo con cautela, in silenzio, tutti dalla parte del conduttore. Alle spalle una antica casa abbandonata e una pineta. Oltre lo schermo delle automobili un declivio sul quale d’estate poggiavano grandi covoni di grano, come un monumento diffuso. Il verde dell’erba umida è interrotto dai cespugli e dalle raggiere secche di giunco, più numerose con l’approssimarsi alle sponde dello stagno.

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